Quando si parla di progettazione di una farmacia, il rischio è pensare che il risultato dipenda soprattutto dallo stile.
Colori, materiali, arredi, illuminazione.
Sono elementi importanti, ma arrivano dopo.
Prima c’è una domanda molto più concreta:
qual è il problema che questa farmacia deve risolvere?
È da qui che parte il metodo Sartoretto Verna.
Non da una formula da replicare, ma dall’analisi di uno spazio, di un territorio, di un modello di business e soprattutto delle persone che utilizzeranno quella farmacia ogni giorno.
Per questo due farmacie con la stessa superficie possono richiedere soluzioni completamente diverse.
Il progetto diventa quindi un processo di lettura e trasformazione: individuare il problema, comprenderne le cause e tradurlo in una soluzione spaziale, commerciale e architettonica.
Il metodo non parte dall’arredo
La prima fase di un progetto Sartoretto Verna non consiste nel decidere come dovrà apparire la farmacia.
Consiste nel capire come dovrà funzionare.
Come si muovono i clienti?
Quali aree vengono utilizzate e quali vengono ignorate?
Dove si crea congestione?
Quali categorie devono essere valorizzate?
Quali servizi devono essere introdotti?
Che tipo di relazione vuole costruire la farmacia con il proprio cliente?
Sono queste domande a determinare successivamente layout, arredi, materiali e comunicazione.
È il principio alla base dell’approccio Pharmacy. Business. Architects.: farmacia, modello di business e architettura vengono considerati come parti dello stesso progetto.
Il risultato non deve semplicemente essere bello.
Deve funzionare.
E soprattutto deve funzionare per quella specifica farmacia.
Problema 1: una farmacia difficile da leggere
Ci sono farmacie in cui il problema non è la mancanza di spazio.
È la difficoltà nel comprenderlo.
Il cliente entra, ma non capisce immediatamente dove andare. Le categorie non hanno una gerarchia precisa, alcune aree risultano poco visibili e il percorso finisce per concentrarsi quasi esclusivamente verso il banco.
In situazioni di questo tipo, aggiungere nuovi arredi non risolve necessariamente il problema.
Può addirittura peggiorarlo.
La soluzione parte invece dalla ridefinizione del layout: creare percorsi più intuitivi, stabilire punti di riferimento, migliorare le visuali e assegnare una funzione precisa alle diverse aree.
È un principio applicato, ad esempio, nel progetto di Farmacia Pietrandrea, dove la riorganizzazione dello spazio ha lavorato sulla leggibilità del percorso, sull’esposizione e sulla capacità della farmacia di integrare nuove funzioni.
La domanda progettuale, in questo caso, non è quindi:
“Come riempiamo questo spazio?”
Ma: “Come facciamo a renderlo immediatamente comprensibile?”
Problema 2: integrare servizi senza trasformarli in una stanza nascosta
Oggi molte farmacie stanno introducendo servizi, prevenzione e consulenze specialistiche.
È un’evoluzione importante del ruolo della farmacia e del farmacista.
Ma inserire una cabina servizi all’interno di una planimetria non significa automaticamente aver creato una farmacia orientata ai servizi.
Il vero problema è un altro:
il cliente sa che quel servizio esiste?
Lo incontra nel proprio percorso?
Comprende come accedervi?
La privacy è garantita senza rendere lo spazio completamente isolato?
Il farmacista riesce a gestirlo in modo efficiente?
La crescente importanza dei servizi professionali in farmacia è documentata anche a livello internazionale. L’International Pharmaceutical Federation sottolinea da anni l’evoluzione del ruolo del farmacista verso attività di prevenzione, consulenza e assistenza sempre più integrate nei sistemi sanitari.
La conseguenza progettuale è evidente: se cambia il ruolo della farmacia, deve cambiare anche lo spazio.
Nel progetto di Tribeca Pharmacy, ad esempio, retail, aree dedicate alla consulenza e flussi vengono organizzati come parti dello stesso sistema.
Non esiste prima lo spazio vendita e poi, separatamente, il servizio.
Esiste una farmacia che deve rendere entrambe le funzioni leggibili e accessibili.
Problema 3: avere spazio, ma non utilizzarlo veramente
Un’altra situazione ricorrente riguarda farmacie che possiedono una buona metratura ma non riescono a trasformarla in valore.
Ci sono zone sovradimensionate.
Altre vengono attraversate senza essere vissute.
Alcuni reparti occupano una superficie importante pur avendo un ruolo marginale nel modello di business.
In questi casi il tema non è necessariamente aumentare i metri quadrati.
È capire quanto valgono quelli già disponibili.
Ogni metro dovrebbe avere una funzione.
Vendita.
Servizio.
Consulenza.
Relazione.
Attesa.
Comunicazione.
Operatività.
Quando questa funzione non è chiara, lo spazio rischia di diventare semplicemente superficie occupata.
Il lavoro progettuale consiste quindi nel ridistribuire le priorità e nel costruire una gerarchia coerente con il tipo di farmacia che si vuole sviluppare.
È qui che il concetto di layout incontra direttamente quello di business.
Un reparto non viene dimensionato solo perché “tradizionalmente si è sempre fatto così”.
Viene dimensionato in funzione del ruolo che deve avere nel futuro della farmacia.
Problema 4: differenziarsi senza inventare un’identità artificiale
Quasi tutte le farmacie condividono una parte importante dell’assortimento.
Molti servizi sono simili.
Anche i competitor possono trovarsi a pochi chilometri di distanza.
Per questo una delle domande più frequenti è: come posso rendere la mia farmacia riconoscibile?
La risposta non è necessariamente trovare una forma stravagante o utilizzare un colore insolito.
La differenziazione può nascere dal territorio, dall’edificio, dalla storia della farmacia, dal tipo di clientela o dalla specializzazione scelta dal titolare.
Il compito del progetto è individuare questi elementi e trasformarli in un linguaggio coerente.
In alcuni casi questo significa lavorare sulla materialità.
In altri sulla distribuzione.
In altri ancora sul brand, sulla comunicazione o sul modo in cui il servizio viene raccontato all’interno dello spazio.
Per questo Sartoretto Verna non lavora con un modello estetico unico.
L’obiettivo non è far sì che tutte le farmacie siano immediatamente riconoscibili come “una farmacia Sartoretto Verna”.
L’obiettivo è fare in modo che ogni farmacia sia riconoscibile come se stessa.
Lo stesso problema può avere soluzioni diverse
Anche quando due farmacie presentano apparentemente lo stesso problema, la risposta non deve necessariamente essere identica.
Prendiamo una farmacia con poco spazio.
In un caso potrebbe essere necessario ridurre alcune categorie.
In un altro utilizzare arredi più flessibili.
In un altro ancora modificare completamente il posizionamento del banco o trasformare alcune aree in spazi multifunzione.
Oppure immaginiamo due farmacie che vogliono aumentare il peso dei servizi.
Una potrebbe aver bisogno di una vera area diagnostica.
Un’altra di uno spazio consulenziale più discreto.
Una terza potrebbe avere già lo spazio necessario, ma non comunicarlo correttamente.
È questo il motivo per cui il progetto non dovrebbe iniziare da una soluzione.
Dovrebbe iniziare dalla diagnosi.
Dalla planimetria al territorio
Il metodo non si ferma necessariamente all’interno della farmacia.
Anche ciò che accade fuori può influenzare in modo significativo le scelte progettuali.
Chi vive nel bacino di utenza?
Qual è l’età media?
Quali servizi sono presenti nelle vicinanze?
Chi sono i competitor?
Come si muove il quartiere?
Quali cambiamenti demografici o commerciali stanno interessando la zona?
Due farmacie con la stessa superficie ma collocate in contesti completamente diversi non possono essere progettate nello stesso modo.
Per questo l’analisi territoriale e il geomarketing possono diventare strumenti utili già nelle prime fasi del progetto.
Il principio è semplice:
prima di decidere cosa deve diventare una farmacia, bisogna capire dove si trova e per chi sta progettando il proprio futuro.
È una logica coerente anche con gli approcci contemporanei alla progettazione retail, nei quali il comportamento delle persone e l’esperienza nello spazio vengono studiati insieme alla distribuzione fisica degli ambienti. Organizzazioni come NielsenIQ analizzano da anni il comportamento del consumatore e l’influenza che contesto, assortimento e modalità di acquisto esercitano sulle decisioni.
Il progetto come sistema, non come somma di elementi
Layout, banco, illuminazione, arredi, comunicazione, categorie, servizi e materiali non dovrebbero essere progettati separatamente.
Devono funzionare come un sistema.
È questo che distingue un semplice restyling da un progetto più profondo.
Un nuovo banco può essere molto bello.
Ma se continua a creare lo stesso problema di flusso, il problema rimane.
Una nuova cabina servizi può essere perfettamente attrezzata.
Ma se nessuno la percepisce, lo spazio rimane sottoutilizzato.
Un nuovo reparto può avere un’immagine estremamente curata.
Ma se non è coerente con il target della farmacia, difficilmente riuscirà a generare valore.
Il progetto deve quindi continuamente mettere in relazione forma e funzione, esperienza e business, architettura e comportamento.
È questa integrazione che Sartoretto Verna sviluppa nei propri progetti, dalla strategia iniziale fino alla definizione degli spazi e degli arredi.
Per approfondire questo approccio è possibile consultare anche la sezione Architects del sito Sartoretto Verna.
Una domanda semplice per capire se un progetto sta funzionando
Alla fine, il metodo può essere sintetizzato con una domanda molto semplice:
la soluzione che abbiamo progettato risolve realmente il problema da cui siamo partiti?
Se la risposta è sì, ogni scelta ha una ragione.
Il banco è lì per un motivo.
Quel reparto occupa quei metri quadrati per un motivo.
Il cliente segue quel percorso per un motivo.
La zona servizi è visibile in quel modo per un motivo.
Persino un materiale o una luce smettono di essere semplicemente una scelta estetica e diventano parti di una strategia più ampia.
Questo è il principio alla base del metodo Sartoretto Verna.
Non progettare una farmacia partendo da come dovrebbe apparire.
Partire da ciò che deve risolvere e costruire intorno a quella risposta lo spazio giusto.
Perché non esiste una farmacia ideale valida per tutti.
Esiste la soluzione giusta per quella farmacia, in quel luogo, per quel pubblico e per il business che vuole diventare.